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Diario


25 ottobre 2007

Ora una destra sociale, identitaria e modernizzatrice

 

(di Gianni Alemanno) - La grande manifestazione del 13 ottobre ha "rimesso al mondo" Alleanza Nazionale. Dopo mesi di autentico calvario, di cui la scissione di Francesco Storace è stato sicuramente l'episodio più problematico, il nostro Partito può oggi voltare pagina rispetto al tentativo, portato avanti dall'azione convergente di molti gruppi di potere, di ridurlo ad una realtà politica in crisi e destinata al declino.
Ma dopo questo trionfo è bastato guardarsi in faccia con i militanti della Federazione romana di An per comprendere che non è possibile accontentarsi di questo risultato. Nei comizi che sono stati pronunciati all'ombra del Colosseo e che sono stati conclusi da Gianfranco Fini, è stata marcata con chiarezza quella svolta identitaria da molto tempo necessaria alla destra italiana per mettersi in sintonia con il vento nuovo che soffia in Europa. E' evidente, però, che non basta annunciare una svolta se poi non si riesce a praticarla fino in fondo, nella quotidianità e nelle grandi scelte programmatiche che il centrodestra si prepara a compiere in vista delle elezioni politiche. I tanti militanti, simpatizzanti e dirigenti del nostro Partito e che hanno compiuto il miracolo di portare mezzo milione di persone in piazza, vogliono sapere se quella grande manifestazione rimarrà solo un evento isolato oppure avrà seguito in una proiezione coerente e continuativa sui diversi piani che compongono l'azione politica.

Contemporaneamente, come avevamo a lungo invocato, l'Officina del programma di Giulio Tremonti ha aperto i battenti e in quella sede ci dovremo misurare con i tanti nodi irrisolti che hanno portato il centrodestra alla sconfitta nelle elezioni 2006 e non sono mai stati realmente risolti. Quali sono i punti veramente irrinunciabili, i paletti, le bandiere con cui la destra italiana deve far sentire alta e forte la propria voce dando un valore aggiunto al centrodestra e a Silvio Berlusconi? Per rispondere a questa fondamentale domanda i "Circoli della Nuova Italia" hanno approvato al Convegno di Orvieto un documento semplice ma impegnativo, che troverete allegato a questo numero di Area. E' un documento che segna anche un riposizionamento della destra sociale rispetto a tante tematiche che nel corso del tempo abbiamo in parte sottovalutato e in parte delegato ad altre aree del partito. Non è solo un banale espediente tattico per acquisire più spazio dentro e fuori da Alleanza Nazionale. Si tratta di una riflessione profonda sui cambiamenti che sono in atto in tutto il nostro Continente e che stanno definitivamente ribaltando la vecchia geografia politica, il modello economico-sociale e la stessa percezione che i cittadini europei hanno di sé stessi e della loro appartenenza comunitaria. Insomma oggi non basta più essere la destra sociale, occorre essere una destra sociale, identitaria e modernizzatrice
Solo una profonda svolta identitaria può salvare tutte le nazioni europee da una crisi tanto forte quanto irreversibile, una svolta che deve ovviamente scartare a priori ogni esito xenofobo, reazionario o populista, ma che deve essere declinata con coraggio ed autenticità. Se ne stanno accorgendo anche a sinistra, dove i principali leader, da Walter Veltroni all'ultimo dei sindaci ulivisti, si sono scoperti "sceriffi" della tolleranza zero. Se ne è accorto Giulio Tremonti che da profeta del liberismo è diventato fiero avversario del "mercatismo" e profeta della tradizione e delle identità. Se ne stanno accorgendo soprattutto gli italiani che non ne possono più di una politica fatta di logori rituali e di slogan vuoti, che non riesce a garantire neppure le cose più elementari come il diritto di circolare nella propria città senza avere paura. Insomma sta passando un grande treno della Storia, un treno su cui ci sono tutte le storiche tematiche della destra italiana e su cui nessuno meglio di noi può riuscire a salire per mettersi alla testa di un cambiamento che ormai è disperatamente necessario.
Ecco dunque le principali idee-forza a cui non possiamo rinunciare e che dobbiamo praticare con coerenza senza farci condizionare da nessun complesso di inferiorità.
1. Ci vuole rigore e anche durezza nel mettere ognuno di fronte alle proprie responsabilità. La globalizzazione ha messo gli Italiani a diretto contatto con altre aree del pianeta dove la vita e la morte, il lavoro e la competizione si misurano ancora con una feroce brutalità. Non dobbiamo diventare anche noi brutali e feroci, ma non possiamo neppure continuare a vivere in quel paradiso artificiale di consumismo, di inconcludenza e di buonismo che ci siamo costruiti addosso. La prima declinazione di questo punto è sul terreno della sicurezza e della legalità ma la conseguenza immediata è un profondo rigore nella difesa della nostra cittadinanza dai flussi migratori incontrollati e clandestini.
2. Questo nuovo rigore porta ad una fortissima riabilitazione dei valori dell'autorità, del merito e della selezione. Ma questa selezione non può valere solo per i più deboli e per i più esposti, non vale solo per il lavoratore precario e per il giovane studente: deve essere prima applicata con più forte intensità a tutti coloro che stanno ai vertici della nostra società. Siano essi i politici, gli imprenditori e i finanzieri, i capi dei sindacati, i baroni universitari, gli intellettuali, tutti devono dare l'esempio. Questa è la formula vera per combattere "contro tutte le caste", perché non è possibile vivere in una società dove "piove sempre sul bagnato", dove tutti i privilegi, le tutele e i benefit si concentrano sempre su chi è più ricco e potente.
3. C'è in atto un processo di impoverimento oggettivo che colpisce non solo i ceti popolari ma anche il ceto medio con forme nuove di povertà e di disagio che sono spesso difficili da percepire e da configurare. Un funzionario di banca con tre figli oggi è molto più povero di una coppia di operai che magari vive senza sposarsi e senza avere bambini. La realtà, comunque, è che sempre più famiglie non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Di fronte a questo, prezzi, salari e stipendi non possono più essere lasciati al caso, mentre il fisco deve essere rimodulato su base familiare. Non basta: è necessario innescare un nuovo ciclo di sviluppo a livello nazionale ed europeo, perché la ricchezza non la si può distribuire se prima non viene creata. Questo sviluppo non si può realizzare lasciando massacrare la nostra economia reale da una globalizzazione fuori controllo e da una Unione europea sempre più lontana dalla realtà. E' necessaria la libertà di impresa, la concorrenza, la lotta contro tutti i monopoli, ma non possiamo competere senza nuove regole economiche per l'integrazione europea e per il governo della globalizzazione. Ovvero difendendo con le unghie e con i denti l'interesse nazionale in tutti questi scenari di negoziato e di competizione.
4. Il Lavoro e l'Impresa devono definitivamente capire che sono sulla stessa barca e che non possono insistere a logorarsi nei vecchi teatrini della conflittualità sindacale. Ugualmente le diverse forme di lavoro non possono continuare a vivere in contenitori separati. Non devono esistere lavoratori iper-garantiti e precari senza alcuna garanzia; impiegati statali che vivono in un altro universo rispetto ai loro colleghi che, con le stesse mansioni, lavorano nel privato. Non ci può essere un abisso esistenziale tra lavoratore dipendente e lavoratore autonomo, né tanto meno una lotta di classe strisciante tra "partite Iva" e "buste paga". Questi sono i termini della nuova questione sociale che emerge dopo la fine del modello fordista: unità del lavoro in tutte le sue forme, rapporto partecipativo tra impresa e lavoro, lotta senza quartiere a rendite e monopoli di ogni genere, solidarietà sociale basata sulla sussidiarietà e sulla reciprocità.
Queste quattro idee-forza devono essere declinate in punti programmatici, spiegati in messaggi propagandistici chiari, tradotte in coerenze comportamentali che non possono essere tradite. Alleanza Nazionale esiste per fare questo e se riuscirà a farlo fino in fondo non c'è veramente limite alla nostra possibilità di aggregazione e di successo politico.
Rimangono pochi mesi, o al massimo un anno e mezzo, allo svolgimento delle elezioni politiche. La macchina illusionistica del Partito democratico si è messa in movimento e nessuno speri di poterla battere solo sul piano della propaganda e degli slogan: oggi più che mai al centrodestra per vincere e per governare serve una destra forte e rigorosa.
Non dobbiamo fare nulla di straordinario, dobbiamo soltanto dispiegare fino in fondo l'identità e i valori della destra italiana.


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permalink | inviato da fronte il 25/10/2007 alle 19:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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