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5 giugno 2008

Polverini: aiuti alle famiglie, più occupazione femminile, investimenti nella conoscenza

“Il Paese ha bisogno di una scossa. I dati Istat confermano, una volta tanto, quel che andiamo dicendo da tempo: i salari crescono poco, l’occupazione femminile è alla deriva, soprattutto al Sud, il lavoro continua ad essere precario e poco specializzato”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini commentando il rapporto annuale Istat sulla situazione del Paese. La metà delle famiglie italiane ha guadagnato meno di 1.900 al mese, in sei anni il reddito per abitante degli italiani crolla del 13% rispetto alla media europea, cresce il numero degli inattivi, ritmo dimezzato per la crescita dell’occupazione, caro vita più sensibile al Sud, stenta ad affermarsi il lavoro ad alta specializzazione. Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’indagine. E che rilanciano l’emergenza salariale, la scarsa occupazione femminile, oneri esosi per la casa.
“Le famiglie – aggiunge Polverini - sono in affanno, gravate da troppe tasse e spese eccessive per la casa. Servono politiche di sostegno. Dopo l’abolizione dell’Ici, bisogna intervenire sugli affitti così come accanto alle iniziative messe in campo dal Ministro Tremonti sui mutui, ci aspettiamo segnali concreti anche dall’impegno annunciato su prezzi e tariffe. Per l’Ugl, sul fronte fiscale, la via maestra resta quella del quoziente familiare, affiancato da un sistema di welfare che colmi le lacune in termini di servizi, concausa nell’aggravio di spesa, e di una distribuzione della ricchezza che premi i redditi fissi da lavoro e da pensione. Le retribuzioni in Italia sono di molto inferiori ad altri paesi europei e oltre alla detassazione degli straordinari o l’aumento della produttività, serviranno misure ancora più incisive per riequilibrare questo gap. A tale proposito, vale la pena rimarcare come l’Istat imputi il calo di produttività in parte alla flessibilità della nuova occupazione e in parte alle stesse imprese, troppo sbilanciate sulla redditività, le quali, oltre agli sforzi chiesti ai lavoratori, dovrebbero fare la propria parte”.
“La crescita dell’occupazione – prosegue - è un altro obiettivo, sinora fallito, che va incentivato investendo sulle donne le quali, anche per via degli impegni familiari, ingrossano le file di quanti rinunciano a cercare un lavoro: ciò determina statisticamente un calo della disoccupazione, ma incide di fatto sull’immobilità del mercato del lavoro in cui le unità occupate non aumentano. Ultima ma non meno importante, - conclude - la conoscenza: l’Ugl da tempo sostiene la necessità di una riforma seria della scuola. Bisogna mettere i giovani in condizione di diventare davvero competitivi in Europa dove invece le professioni ad alta specializzazione hanno un trend migliore del nostro”.


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