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13 gennaio 2009

Direzione Nazionale di Area Identitaria e di Identitario.org




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permalink | inviato da fronte il 13/1/2009 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 ottobre 2008

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L’attacco delle toghe militanti e dei media asserviti è partito.
E come sempre è feroce, bugiardo e in malafede.
Hanno aspettato lo sgombero dell’ Horus, un centro (a)sociale romano, con pochi mesi di vita alle spalle e non certo caratterizzato da azioni sociali o culturali, per attaccare CASA D’ITALIA PRATI, laboratorio comunitario, politico, meta-politico e sociale della destra romana ed italiana.
Questa mattina tutti i maggiori quotidiani parlavano della nostra occupazione e del perché venisse tollerata, dimenticando forse che a Roma la proporzione di occupazioni tra destra e sinistra è di 50 a 1…ma questa è un’altra storia.
La cosa certa è che il mirino giudiziario e mediatico è stato puntato su CASA D’ITALIA PRATI.
E proprio da ‘Il Messaggero’ e non dalla procura di Roma, veniamo a conoscenza di una pesante indagine nei nostri confronti (una volta esistevano le comunicazioni giudiziarie e gli avvisi di garanzia…una volta!).
46 indagati per occupazione, ossia le prime famiglie entrate nella struttura che per senso civico – a differenza di altri – andarono a certificare la residenza, mentre per gli altri non fu possibile perché tale richiesta venne bloccata proprio da un ordinanza del Prefetto…Sic!
Imputazioni ben più pesanti per i 4 responsabili (il sottoscritto, Alessandro Ferrara, Simone Viti e Michele De Lazzaro), accusati di: associazione a delinquere per invasione ed occupazione abusiva; danneggiamento ( come è strano il mondo… RIQUALIFICARE vuol dire DANNEGGIARE per la giustizia); furto di energia elettrica ed acqua (bugiardi, le utenze sono ancora intestate alla proprietà alla quale mandiamo regolarmente un forfettario non certo al di sotto di reali consumi!) ed infine siamo anche accusati di istigazione a delinquere.
Ed è sempre dal quotidiano di Caltagirone che veniamo a conoscenza del fatto che il palazzo è stato messo sotto sequestro giudiziario.
NIENTE MALE no?

Inoltre nell’articolo, fazioso e vergognoso, si parla delle mie vicende personali: dai miei presunti trascorsi politici al nonno delle mie figlie, arrivando perfino a parlare di cose che non ci appartengono (vedi cinghia mattanza, slogan mai usati, iniziative mai fatte!).

Come al solito avevamo ragione.
Se il potere politico è stato conquistato, il potere comunista si annida, ed è ancora ben radicato, nelle aule dei tribunali, nella SIAE e nelle redazioni dei giornali.
Tutti al servizio della dittatura culturale e politica figlia del 68.
Ma questi signori devono capire bene alcune cose.
Primo: Casa d’Italia Prati non è solo un posto fisico, ma è un IDEA, un progetto, una Comunità nel vero senso della parola.
Secondo: né le loro richieste e né i loro pennivendoli piegheranno la nuova contestazione inversa ed opposta a quella del 68.
Terzo: ieri a Veltroni, oggi ad Alemanno abbiamo chiesto, e continuiamo a chiedere, la nostra regolarizzazione, l’uscire dall’illegalità e dallo status di occupanti.
Quarto:le 30 famiglie di Casa d’Italia Prati non hanno occupato per moda o per senso di ribellione, ma per un esigenza ben precisa: avere un tetto sulla testa sotto cui far vivere la nostre famiglie e far crescere i nostri figli. E che le stesse non sono figlie di una cultura assistenzialista e parassitaria frutto del comunismo sessanttottino e che sanno bene che ai diritti corrispondono altrettanti doveri. Le famiglie di Casa d’Italia Prati sanno molto bene che non esiste solo il diritto alla casa, ma che ad esso corrisponde il dovere di regolarizzare la loro posizione pagando anche un canone sociale (non ridicolo come quello che per anni hanno preteso i “compagni”).

Ora che l’offensiva contro di noi è iniziata non ci faremo certo spaventare, forti dei nostri sogni realizzati e della nostra maturità politica.
Non oggi, ma da sempre siamo pronti ad aprire un tavolo di incontro tra inquilini, proprietà ed istituzioni per trovare una soluzione.
Non cercavamo e non cerchiamo il braccio di ferro, ma solo la possibilità di vedere applicate le leggi ( come quella dell’auto recupero o altre in materia) e trovare un punto d’incontro tra le parti per dare risposte certe all’emergenza abitativa che attanaglia la nostra città.
Perché Il Messaggero e gli altri media non scrivono che la SIAE ha lasciato abbandonato per anni il palazzo? O che lo voleva vendere a noti speculatori del mattone? O che già lo aveva affittato per scopi pubblici e che, appena due anni fa, fece un bando per una nuova locazione? O che possiede altri immobili affittati a prezzi ridicoli ad altri inquilini?
Perché non scrive che CDIP, a differenza di altre occupazioni, si è integrato perfettamente nel tessuto sociale? Che ha offerto, ed offre, numerosi servizi sociali? (vedi palestra, cafè intellettuale, Cineforum, Laboratorio artistico, Associazioni per portatori di handicap, laboratorio teatrale e musicale).
Forse il non essere divenuti un moltiplicatore di disagi ( come avviene per le altre occupazioni) e l’ aver , al contrario dimostrato capacità, responsabilità e volontà è stata la nostra vera colpa.
Forse siamo colpevoli di aver messo un tricolore e non uno straccio rosso fuori al nostro portone.
Forse perché, invece di cercare lo scontro, abbiamo da subito cercato il dialogo e la legalità.
Tanto odio e veleno è forse scaturito perché abbiamo dimostrato che cultura, meta- politica ed impegno sociale non sono solo un patrimonio delle sinistre, ma anche a destra esistono realtà davvero interessanti.
Forse non è tollerabile, per chi da decenni ha strumentalizzato il disagio sociale, vedere che proprio dalla destra provengono le vere risposte.
Probabilmente si sono resi conto che, mentre i compagni si perdevano nella cultura radical-chic, nella difesa dei clandestini e nelle battaglie per i Dico, a destra si conquistavano le Categorie, le borgate e si vinceva sulla socialità.
Ma è davvero una colpa essere nemici di Prodi, delle liberalizzazioni, della Goldman Sachs, del “modello Roma”, del connubio Costruttori- quotidiani, delle banche e del mercatismo libera- progressista?
Se questa è una colpa, se CASA D’ ITALIA PRATI è colpevole di tutto questo, non ne possiamo che andare fieri, e continuare ad andare in questa direzione:
Direzione NUOVA ITALIA.

I lor signori però devono capire che non è un palazzo che partorisce idee e proposte… ma gli uomini e le donne che lo animano. Che non è un posto fisico che crea Comunità, ma una visione del mondo basata sulla concezione spirituale della vita.
Certo, chi è troppo piccolo e meschino certe cose non può comprenderle…

Camelot vive e vivrà sempre, comunque ed ovunque, nei cuori, nelle teste e negli attributi della nostra Comunità abitativa, identitaria e militante.
E Camelot (il vero nome di Casa d’Italia Prati!) non può essere attaccata, processata, indagata, sgomberata… Camelot è leggenda, mito, forza, eternità. Camelot siamo noi!

Siamo pronti a dialogare su tutto, ma mai a mettere in discussione le nostre scelte, che oggi ci vedono protagonisti nella nascita dell’ IDEOLOGIA ITALIANA, liberata dalle ideologie del Novecento, e nemica delle fazioni, che rovescerà il Sessantotto e che rimetterà identità, comunità, partecipazione, categorie e solidarietà al centro della politica nazionale.
Questa è vera Rivoluzione.
E la reazione Sessantottina non fermerà CASA D’ITALIA PRATI ed i suoi progetti per un’ Italia migliore.
Le Idee non si sgomberano…

Giuliano Castellino
Casa d’Italia Prati – Via Valadier 37 – Camelot – Roma
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