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Diario


24 novembre 2008

CRISI: ALEMANNO, BISOGNA RIDEFINIRE VALORI GLOBALIZZAZIONE

''Oggi siamo di fronte ad una crisi che non e' solo finanziaria ma globale, sociale e ambientale.
Serve un ripensamento complessivo del capitalismo che partendo dai valori umani ridefinisca il meccanismo interno della globalizzazione''. Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno intervenendo stamattina al forum annuale 'Etica e responsabilita' sociale dell'impresa nel tempo della globalizzazione' organizzato da Cattolica assicurazioni nella sede della Pontificia Universita' Gregoriana.
''La difficile situazione che stiamo vivendo - ha affermato Alemanno - ha messo in crisi anche le ideologie del mercato che avevano sostituito il marxismo. Serve rilanciare la responsabilita' sociale, che rappresenta un fattore competitivo''.
Al forum, che e' stato preceduto da una messa celebrata dal presidente dell'Amministrazione del patrimonio della Santa Sede, cardinale Attilio Nicora, hanno partecipato tra gli altri il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il presidente del Censis Giuseppe De Rita e il presidente della Cattolica assicurazioni Paolo Bedoni.


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18 febbraio 2008

Tremonti e la Globalizzazione

 

riporto da : http://www.giuliotremonti.it/pubblic...izza.asp?id=74


il nuovo mondo, unico e globalizzato, ha prodotto un suo proprio tipo di pensiero nuovo, il pensiero unico.
Ma è anche certo vero che questo a sua volta è stato un prodotto effimero.
E’ durato solo un decennio.
La sequenza “mercato unicomondo unicouomo a taglia unica” ha in specie espresso un prodotto a veloce consumazione.
A questo specifico proposito, sul mercatismo come sintesi inefficiente di liberalismo e comunismo,rinvio ancora al libro Rischi fatali, citato sopra.

Che formula, che metodo politico possiamo dunque usare nel tempo presente?
Una prima determinazione. Nel governo ordinario, in specie nel dominio economico, la formula prevalente, dominante, non è e non sarà più una formula ideologica. Ma piuttosto una formula empirica. Una formula come questa: “Market if possible, government if necessary”.
E’ questa una formula politica di tipo non universale, ma all’opposto, per definizione, di tipo particolare. Una formula che mira a soluzioni ad hoc,basate sull’equilibrio dinamico tra princìpi diversi e tra di loro potenzialmente opposti.
E’ questo precisamente il tipo di politica che si è preso a fare nella Francia di Sarkozy. Per inciso: ricordate da noi, negli anni scorsi, le polemiche sul “colbertismo”?
Un esempio attuale (potenziale) per l’applicazione di questa politica in Italia.
Per la sinistra, il futuro di “Poste italiane S.p.A.” è quello di diventare una nuova grande banca privatizzata. Per noi no. L’Italia ha infatti bisogno di tutto, tranne che di una nuova banca.
Piuttosto, gli italiani – i deboli, gli anziani, gli italiani che vivono in ottomila Comuni sparsi sul territorio – hanno bisogno di un diverso disegno del Welfare State. Non i cittadini che vanno nelle strutture pubbliche. Ma le “Poste italiane” che vanno a casa loro, portando l’infermiere, prendendo le prenotazioni per evitare le code agli anziani, portando le medicine, etc. Le nostre Poste, con più di 14.000 uffici, più di 50.000 veicoli, più di 150.000 addetti, possono farlo.
Non è abbastanza di mercato? Forse. Ma è giusto provarci. Ed è per questo che è una delle nostre proposte di legge, per rendere più dignitosa la vita degli italiani.
E tuttavia non basta dire “market if possible, government if necessary”.
Per una ragione molto semplice. Perché la realtà non è fatta solo dall’economia.
Perché la politica non si identifica più con l’economia.
E’ sembrato (e stato?) così nel ‘900. A partire dalla profezia di Rathenau: la politica è nell’economia.La profezia si è in parte avverata dentro le economie di mercato. Anche il comunismo è stata in parte prevalente una ideologica economica.Il mercatismo si è infine presentato come la forma nuova del materialismo storico.Ma ora, a questa altezza di tempo, possiamo dire che non è più così e che non può essere più così. L’economia è importante, ma la politica è una cosa diversa.


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