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Diario


11 ottobre 2009

Nucleare: 3 Italiani su 4 non vogliono centrali nella propria provincia

Giovedì 8 Ottobre i protagonisti della politica energetica italiana ed europea e le aziende del settore energetico operanti a livello nazionale e internazionale si sono riuniti a soli due mesi dalla Conferenza di Copenaghen in Energetica 2009. Il convegno annuale di Repubblica e Somedia dedicato ai grandi temi dell'energia sostenibile giunto quest'anno alla quinta edizione. Quest’anno si sono evidenziati gli effetti della decentralizzazione energetica a livello sociale e territoriale, evidenziando al contempo le straordinarie opportunità delle rinnovabili come volano per la ripresa economica e industriale.

Dall'indagine sulla democrazia energetica "Enti locali e cittadini di fronte alle rinnovabili"  diffuso al convegno di ieri e condotta dall'Istituto Format per conto di Somedia su un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (sono state effettuate 1.000 interviste con il sistema Cati dal 14 al 17 settembre 2009) esce un importante verdetto: TRE ITALIANI SU QUATTRO NON VOGLIONO LE CENTRALI NELLA PROPRIA PROVINCIA, anzi non vogliono nemmeno prendere in considerazione l'idea! E il 72 per cento non crede che le attuali tecnologie nucleari garantiscano elevati standard di sicurezza. Solo il 28% degli intervistati ritiene sicura la produzione di energia nucleare e pressoche' assenti i rischi ad essa connessi.

È da tempo che alla politica del No si sono affiancate molte soluzioni realistiche, efficienti ed economicamente vantaggiose. Grazie all’impegno di associazioni e di alcune istituzioni illuminate, la popolazione è sempre più informata e cosciente della pericolosità di centrali atomiche per l’approvvigionamento di energia e propensa a soluzioni alternative.
Ecco l'indice di gradimento sulle rinnovabili che emerge dall'indagine di Format diffusa ieri al convegno Energetica, al primo posto c'è il solare fotovoltaico con il 48,6 per cento, al secondo l'eolico con il 25,9 per cento, al terzo il solare termico con il 17,3 per cento, poi vengono le biomasse (2,6 per cento), le onde marine (3,3 per cento), la geotermia (1,3 per cento), il mini idroelettrico (1,0 per cento).

Comunque l’indagine rileva che il livello di conoscenza delle fonti di energia rinnovabili non è ancora molto alto. Il campione ha affermato di conoscere “molto bene” l'energia solare fotovoltaica il 26,4% del campione, l'energia solare termica il 17,1 per cento, l'energia eolica il 26,6 per cento, l'energia da biomasse il 12,3 per cento, l'energia dalle onde del mare il 7,5 per cento, la geotermia il 10,8 per cento ed il mini-idroelettrico il 6,3 per cento.

A seguito delle polemiche e del ricorso delle Regioni presso la Consulta della Corte Costituzionale per impugnare la Legge 99 che contiene la delega al Governo sulla ripartenza dell’energia atomica in Italia, Palazzo Chigi  sembra aver deciso di rinviare la definizione dei siti per le quattro centrali che intende costruire a un periodo successivo alle elezioni regionali di primavera.

Intanto l’Enel non si ferma e il 5 ottobre ha lanciato nel corso di un seminario a Flamanville (Francia) il suo piano per il ritorno dell'Italia all'energia nucleare: quattro reattori dell'ultima tecnologia in tre siti con la prima energia in linea al massimo a metà del 2020 e le altre operative a seguire ad un ritmo di un reattore ogni 18 mesi. Si parla proprio dello stesso settore francese, in forte difficoltà di bilancio e alle prese con l'aspro contenzioso giudiziario per l'impianto di nuova generazione che sta subendo un rinvio dopo l'altro nella centrale finlandese di Olkiluoto.

La maggior parte della popolazione italiana non si fida dell’atomo, vorrebbe investire sulle energie alternative eolico e solare, ma c’è ancora tanto da lavorare, studiare, coinvolgere, informare. Fare Verde crede nelle rinnovabili e nell’importanza del coinvolgimento delle istituzioni e della cittadinanza che deve essere attiva e cosciente. E come usiamo dire in queste situazioni…”Meglio oggi attivo che domani radioattivo”


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27 febbraio 2009

NO AL NUCLEARE


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26 febbraio 2009

Cappellacci sul nucleare: «Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile. Berlusconi manterrà le promesse fatte»

CAGLIARI - Nessuna centrale nucleare in Sardegna. Dopo la firma dell'accordo italo-francese tra Berlusconi e Sarkozy Ugo Cappellacci, neopresidente sardo, mette i primi puntini sulle "i" ricordando al premier gli impegni presi. «State certi che dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile. E comunque nessuna centrale in Sardegna: il presidente Berlusconi manterrà la promessa fatta. Ricordo anche che l’accordo programmatico da me firmato con il Partito Sardo d'Azione recita: riconoscimento della esigenza che tutto il territorio della Sardegna sia denuclearizzato». Cappellacci è intervenuto sull'argomento dalla sua pagina su Facebook, rispondendo alla domanda di un internauta sull'eventualità che in Sardegna vengano realizzate centrali nucleari. Mercoledì alcuni quotidiani nazionali avevano scritto che anche l'isola, e in particolare la piana di Arborea nell'Oristanese, è inserita nell'elenco dei territori candidati a ospitare una delle quattro centrali previste nell'accordo.


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24 maggio 2008

Fare Verde contro il nucleare: anche a destra c'è chi si schiera con noi.

 




FARE VERDE SITO NAZIONALE

Fare Verde è pronta ad accettare la sfida lanciata al buon senso dal Ministro Scajola ed è certa che sarà possibile sul tema del ritorno al nucleare, ricreare un movimento ampio e trasversale come già accadde nel1986, anno in cui l'associazione mosse i suoi primi passi reagendo al disastro di Chernobyl.

"Anche a destra c'è già chi si schiera al nostro fianco" - ha affermato Massimo De Maio, presidente di Fare Verde - "L'onorevole Fabio Rampelli (PDL) ha più volte espresso la sua contrarietà ad un ritorno del nucleare da fissione in Italia. E Rampelli è solo la punta più avanzata di un movimento antinucleare che a destra ha una lunga storia e che in passato ha coinvolto lo stesso Sindaco Alemanno".

Proprio oggi l'on.Rampelli ha invitato il governo a non prendere decisioni affrettate che getterebbero l'Italia nella "preistoria energetica", affermando che l'atteggiamento tipico di alcuni politici italiani è sempre stato quello di parlare in modo encomiastico di tecnologie già considerate vecchie nei paesi più evoluti, insomma è un po' la sindrome del provincialismo.
Fare Verde condivide queste affermazioni e aggiunge che ad oggi, oltre ai proclami demagogici, non ha ancora sentito parole convincenti sui costi economici di un ritorno al nucleare nè tantomeno ha notizia di soluzioni definitive al problema delle scorie.

Tornare al nucleare significherebbe rischiare di mettersi nelle mani dell'azienda di stato francese EDF che da tempo conduce una campagna di vendita della propria tecnologia nucleare in giro per l'Europa. Alla faccia dell'indipendenza energetica. Fare Verde ricorda che la Francia è l'unico paese al mondo in cui il chilowattora nucleare ha un basso costo solo perchè fortemente sovvenzionato.

"Vogliamo ricordare al Ministro Scajola che la campagna elettorale è finita" - ha continuato De Maio - "e che ora l'Italia ha bisogno di proposte concrete, realizzabili, che riducano i costi dello stato. Per questo lo invitiamo a lavorare sul risparmio energetico. Un esempio tra le centinaia di interventi possibili: cambiare semplicemente i lampioni per strada con lampade a LED di tecnologia italiana ridurrebbe di colpo i consumi di due terzi, aiuterebbe aziende italiane eccellenti e ci aiuterebbe a risolvere i nostri problemi energetici molto prima del 2013".

Da questo punto di vista, molto meglio ha fatto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo che in una lettera all'Assosolare afferma: "L'attenzione del nostro Governo sul settore delle energie rinnovabili e' alta. Sono convinta che si tratta di un comparto che va promosso e rafforzato, perchè è dall'incremento dell'utilizzo di queste fonti che passa anche la soluzione dei problemi energetici del Paese".

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