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Diario


23 agosto 2008

BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI

Di Andrea Pili
del Fronte Identitario Cagliari

I giochi olimpici di Pechino volgono ormai al termine ed il serio pericolo di far calare il sipario sul regime criminale che li ha organizzati è molto alto. Infatti, il regime comunista ha voluto ospitare i giochi per rifarsi un’immagine all’estero e per rafforzare il consenso interno; inoltre, i giochi sono serviti agli eredi di Mao per distogliere lo sguardo dallo sterminio del popolo tibetano e del popolo uiguro, entrambi in lotta per l’indipendenza.
Per questo serve un boicottaggio concreto contro chi ha voluto questi giochi, che non si limiti a non guardare le gare- fatto in sé innocuo, possiamo anche seguirle a mio giudizio- ma che si mantenga costante nel tempo giacché la rassegna è ormai conclusa mentre il regime proseguirà ancora più forte e con esso anche continueranno i suoi rapporti commerciali con i paesi occidentali e con le multinazionali sfruttatrici della manodopera a basso costo e senza diritti. Non dimentichiamoci che la produzione inumana in Cina, anche grazie alle multinazionali ha come conseguenza drastica il precariato dei nostri lavoratori. A proposito di paesi occidentali, cosa ha fatto il governo Berlusconi quando i giochi furono assegnati alla capitale cinese nel 2001? Il governo non fece nulla per opporsi e solo in extremis, a pochi giorni dalla cerimonia d’apertura, Gasparri - esponente della attuale maggioranza, ma anche del II governo Berlusconi - accortosi di possedere un cervello ha chiesto un inutile gesto agli atleti! Gli atleti non devono mettere le pezze alle inefficienze e alla codardia dei nostri politici; per cui non devono essere colpevolizzati se non hanno disertato o non hanno compiuto alcun gesto. Un’azione qualsiasi da parte dei partecipanti o da parte nostra, durante i giochi, non avrebbe alcun risultato pratico e magari salverebbe la faccia ai politici che nulla fanno contro le multinazionali, anzi vanno in Cina a sponsorizzare i nostri prodotti. Vi ricordate Prodi? Nel 2006 andò nel paese del Fiume Giallo e disse che la Cina non deve esser vista come un pericolo, bensì come un’opportunità per le imprese italiane.
Quindi, se la politica non è disposta- per codardia o per stupidità- a danneggiare concretamente chi ha voluto questo spettacolo propagandistico, questa coltre che vorrebbe coprire mani grondanti di sangue, diamoci noi una mossa: boicottiamo gli sponsor ufficiali di Pechino 2008 e della squadra italiana. Non dobbiamo acquistare i primi perché sono quelli che si attendono di guadagnare di più da questi giochi grazie alla pubblicità che essi offrono; inoltre, hanno aiutato il regime nell’organizzazione della rassegna sportiva grazie ai danari offerti; poi hanno impedito il boicottaggio dei governi occidentali, ormai rassegnati o convinti fautori del neoliberismo, i quali dunque non possono certo strizzargli l’occhio a giorni alterni. Dobbiamo rifiutarci di comprare i tre sponsor ufficiali dell’Italia olimpica perché grazie a loro la nostra rappresentativa non ha potuto disertare i giochi; infatti, il Coni avrebbe perso molti soldi da parte delle aziende e sarebbe stato danneggiato non partecipando a Pechino. Di certo dei fondi più cospicui allo sport, da parte dello stato italiano, avrebbe aiutato Petrucci a fermarsi a ragionare.
Conosciamo gli sponsor più importanti dunque, i più direttamente coinvolti, spiccano due nomi: ADIDAS e VOLKSWAGEN. L’azienda tedesca di abbigliamento sportivo è lo sponsor tecnico dei giochi, si è aggiudicata il posto di partner ufficiale dopo una “gara” con la Nike; ha sborsato 200 milioni di dollari ma entro il 2010 punta a guadagnarne un miliardo, proprio grazie alle olimpiadi della repressione. La VOLKSWAGEN ha offerto i mezzi per dirigenti e squadre (5000 esemplari). La COCA COLA sarà ben visibile sulla pubblicità dei pullman assieme alla MC DONALD’S. La LENOVO sarà sponsor olimpico per i personal computer, ha offerto dunque 14000 prodotti per supportare tecnologicamente 56 sedi della manifestazione in 7 città. Dopo questi giganti ci sono anche: JOHNSON & JOHNSON; KODAK; OMEGA; PANASONIC; SAMSUNG e VISA.
Gli sponsor ufficiali dell’Italia olimpica sono invece: FREDDY; EDISON e – non poteva mancare- BANCA INTESA SANPAOLO, la seconda società italiana per utili, non appagata dai suoi 7 miliardi di euro guadagnati nel 2007.
Dopo i giochi non lasciamo la scena alla ipocrisia dei politicanti, che chiedono un gesto agli atleti ma poi continuano i rapporti commerciali, e dei fessi che magari hanno spento la tv durante le olimpiadi ma indossano scarpe Adidas e mangiano il Big Mac. Diamoci da fare per un boicottaggio concreto che punta a danneggiare non i pagliacci ma i capi del circo.


6 agosto 2008

Iniziative in concomitanza con l’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino

Proseguono le mobilitazioni in vista dell’Inaugurazione delle Olimpiadi a Pechino e l’aggregatore www.identitario.org prosegue le sue iniziative nazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica, gli atleti e i governanti a sostenere azioni di protesta contro le Olimpiadi a Pechino.

“Con la conclusione della raccolta di firme che sono nella città di Cagliari ha visto l’adesione di oltre 3500 persone, dopo la presentazione della Mozione per chiedere al Comune di Cagliari il conferimento al Dalai Lama della Cittadinanza Onoraria, promossa da Simone Spiga e sostenuta da esponenti di tutti gli schieramenti politici, ieri anche il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni ha chiesto un segnale chiaro di difesa del popolo tibetano”, affermano nella nota gli esponenti dell’Associazione Fronte Identitario.

“Dopo molte battaglie civili combattute negli anni per la difesa della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli, ci troviamo all’interno di un passaggio storico di particolare significato , infatti oggi l’attenzione del mondo è concentrata sulle Olimpiadi in Cina, i governi nazionali e le istituzioni europee hanno lungamente dibattuto sull’opportunità di partecipare alla cerimonia inaugurale”, prosegue la nota di Simone Spiga, Dirigente Nazionale di Azione Giovani.

“Cagliari si sta dimostrando sensibile, ma proprio ora non intendiamo abbassare il livello della protesta, migliaia di adesivi e di volantini sono in distribuzione in queste settimane”…”oggi fino al giorno dell’inaugurazione saremo nelle piazze di Cagliari con volantinaggi e megafonaggio per ricordare la tragedia del popolo tibetano e di altre minoranze in Cina”, conclude Spiga.


29 luglio 2008

In Tibet la repressione continua

 

Tratto dal Corriere della Sera


LHASA — «Shhhh. Non posso parlare. Please don't talk here. Too much police», sussurra in un inglese titubante il monaco incontrato lungo il dedalo di corridoi scuri e perlinati in legno affrescato nell'antico monastero di Sera. In effetti il luogo pullula di poliziotti e agenti in borghese allarmati dall'arrivo della delegazione di giornalisti invitata in Tibet grazie alla cooperazione tra governo di Pechino e Fondazione Italia-Cina. Ti seguono meticolosi e lanciano occhiate di fuoco a chiunque si avvicini non autorizzato. L'unico modo per cercare di comunicare con i tibetani è lasciarli giocare a rimpiattino con gli agenti. «Ecco, questo è il mio indirizzo email», dice uno che non sembra ancora ventenne passando repentino un bigliettino stropicciato. «La prego, non faccia mai il mio nome, perché tanti di noi vengono presi, e non si sa più nulla di loro. Ci arrestano, ci picchiano, se ci prendono di notte possiamo essere anche fucilati sul posto. Ho paura», spiega rapido.

La sera, davanti al computer, i messaggi al mondo dal Tibet sotto il tallone della repressione preventiva cinese in vista delle Olimpiadi di Pechino raccontano un universo assolutamente differente da quello spiegato dai portavoce ufficiali. «Nelle ultime settimane sono arrivati migliaia di nuovi poliziotti di rinforzo. Talvolta in una sola strada abbiamo contato oltre venti camionette militari. I nostri movimenti sono impediti al massimo, specie dal tramonto all'alba, chi esce dai monasteri senza permesso viene certamente arrestato. Ma i peggiori sono gli agenti in borghese. Stazionano dovunque e sono i più cattivi», si legge nell'email del 14 luglio. In quella di tre giorni prima viene specificato che i morti durante gli incidenti del 14 marzo sono stati «almeno 180» e i tibetani in carcere, molti di loro monaci, «restano centinaia». Con un particolare curioso: «In genere per la strada quelli in piedi sono i poliziotti regolari.

Ma gli uomini seduti sono gli agenti in borghese che danno gli ordini». E qualche nota di vita quotidiana: «Negli ultimi tempi i poliziotti si sono insediati in modo permanente nei monasteri. Così la situazione è un poco migliorata per i monaci di Sera, Jokhang e nel tempio di Ramosh, dove almeno ci si può muovere, anche se le lezioni per gli studenti sono state rinviate a dopo le Olimpiadi. Però quello di Drepung è totalmente isolato». Vedere per credere. Basta un quarto d'ora di taxi dal centro di Lhasa per raggiungere il villaggio ai piedi del ripido anfiteatro montagnoso che fa da corona a Drepung. Qui a marzo si trovava uno dei centri dirigenti più attivi della rivolta. E per diverse settimane era stato totalmente isolato dall'esercito.

Ma ora i cinesi si sentono molto più tranquilli. Non si vedono posti di blocco sulle strade. Invece la situazione cambia completamente una volta nel villaggio: ogni via di accesso ai palazzi bianchi del monastero antichi oltre 6 secoli che puntellano i fianchi della montagna è stata sistematicamente transennata, i militari hanno steso una fitta rete di fili spinati tutto attorno, oltre a garitte, ombrelloni colorati per le sentinelle dei turni sotto il sole, tende dotate di riflettori per la notte. «Oltre non si può andare. È coprifuoco da 4 mesi», dice rassegnato un gruppo di anziani contadini, che ogni giorno si reca a pregare nei pressi di un gigantesco masso di granito a circa 500 metri in linea d'aria dal monastero silenzioso. Si prostrano verso quelle mura antiche, sventolano gli scialli votivi nel vento lasciando che le loro preghiere salgano al cielo, un po' come qualche fedele fa ancora nel centro di Lhasa a venerare le vestigia diventate museo del palazzo di Potala, abbandonato dal Dalai Lama e il suo seguito sin dal lontano 1959. «Secondo le nostre informazioni, dei circa 1.000 monaci che stavano a Drepung, 500 furono arrestati subito, 300 liberati in seguito, gli altri mancano tutt'ora all'appello», sostiene un monaco che farfuglia veloce qualche parola in inglese, ripete la sua «fedeltà assoluta» al Dalai Lama, e pure, dopo una manciata di secondi, se ne fugge in una delle case protette da alte mura di pietra nella parte bassa del villaggio. «Peccato!», vien da pensare guardando da lontano, evitando di attirare l'attenzione dei militari, questo paesaggio da favola che proprio in questi giorni avrebbe potuto essere letteralmente invaso dai turisti è invece rimasto vuoto.

«I cinesi sono talmente ossessionati dal problema Tibet e dall'incubo sicurezza, che stanno rovinandosi la grande occasione offerta dalle Olimpiadi», osservano tra i circoli diplomatici europei a Pechino. Gli alberghi si erano preparati al tutto esaurito, ma ancora questa settimana erano fermi al 30 per cento delle presenze. Ristoranti di lusso semivuoti, taxisti con le mani in mano. Un Paese oggettivamente in piena crescita economica. Infrastrutture da grido. Senza scomodare gli impressionati successi della recente ricostruzione di Pechino, vien naturale osservare che aeroporti minori come quelli di Zhongdian, Xining, Kunming, Chengdu e il mitico Shangri-La, alle porte della regione autonoma del Tibet, sono molto più efficienti e funzionali di quelli di tante metropoli europee. La ferrovia che dal 2006 collega il Paese con Lhasa — e negli ultimi 2.300 chilometri viaggia in 26 ore su di un plateau compreso tra i 4.000 e 5.200 metri d'altezza — procede con una puntualità impressionante. Il nostro convoglio di 14 vagoni (i passeggeri erano quasi tutti cinesi Han) è arrivato nella capitale tibetana con 4 minuti d'anticipo.

Eppure è come se la società civile cinese sia andata più veloce di quella degli apparati dello Stato. «A cosa serve sventolare al mondo la Cina delle Olimpiadi, se poi ambasciate e consolati all'estero concedono i visti con il contagocce?», protestano gli operatori turistici stranieri. Il Museo d'arte contemporanea di Pechino espone opere di critica al regime e al nuovo «consumismo capitalista di Stato», come se la repressione seguita alle rivolte di piazza Tienanmen nel 1989 non fosse mai esistita. Ma il Tibet testimonia una realtà molto più triste. «Quella maledetta ferrovia serve solo ai cinesi per venirci a colonizzare. Loro sono facilitati dagli incentivi offerti dal governo centrale e ci rubano il lavoro», sostiene Tayang, una 23enne impiegata in un negozio di tappeti e artigianato tibetani nel centro di Lhasa. E aggiunge bellicosa, mostrando poco lontano le tre saracinesche ancora danneggiate dello «Top Peak Artwork Center», un negozio di proprietà cinese vandalizzato il 14 marzo: «Se va avanti così, ci sarà presto un'altra ribellione. È inevitabile, vogliamo il nostro Stato indipendente guidato dal Dalai Lama».


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25 giugno 2008

PROSEGUE LA MOBILITAZIONE DELLA GIOVANE DESTRA IDENTITARIA CONTRO LE OLIMPIADI IN CINA!

In segno di solidarietà con il popolo tibetano, vittima di sanguinose repressioni da parte del regime cinese, prosegue la mobilitazione internazionale di decine di associazioni, movimenti e  partiti politici, contro le Olimpiadi in programma per quest’estate a Pechino, e per rilanciare con forza la necessità di dare una vera Patria alle popolazioni del Tibet, occupate da decenni.

“Nei giorni scorsi Azione Giovani (www.azionegiovani.org) ha promosso, in decine di città italiane, le “Olimpiadi della Solidarietà” per il popolo tibetano; - affermano in una nota congiunta Alessandro Amorose, componente dell’Esecutivo Nazionale di Azione Giovani e Simone Spiga e Daniele Caroleo, entrambi Dirigenti Nazionali di questa organizzazione -  oggi la mobilitazione nazionale continua, più incessante che mai, per chiedere che l’Unione Europea e il Governo Italiano non partecipino alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. In merito a tale iniziativa, la Giovane Destra Identitaria, in collaborazione con la redazione di Identitario.org  ha avviato la stampa di migliaia di opuscoli, volantini e adesivi atti a sensibilizzare l’opinione pubblica su questa vicenda!”.
Il materiale realizzato è facilmente reperibile sul sito www.identitario.org. I componenti della redazione di questo portale sono anche disponibili per eventuali personalizzazioni e modifiche.
“Chiediamo ai cittadini italiani un segnale forte di sostegno al Tibet, -continuano Amorese, Spiga e Caroleo -  anche attraverso il sostegno dell’iniziativa promossa dall’Associazione “Italia-Tibet” (www.italiatibet.org)  che sta invitando ad esporre, dalle finestre delle proprie abitazioni, la bandiera italiana e quella tibetana. Quest’ultima potrà, inoltre, essere richiesta direttamente a questa Associazione, tramite l’indirizzo mail info@italiatibet.org, oppure tramite il contatto mail di Identitario.org, identitario@hotmail.it.”.
 “I prossimi due mesi saranno quindi dedicati ad una campagna capillare.-concludono Amorese, Spiga e Caroleo – Auspichiamo che, proprio in merito ai Giochi Olimpici, da sempre simbolo di fratellanza e di dialogo tra i popoli, venga riaffermata, una volta per tutte, l’universale valenza dei diritti umani,  e, conseguenzialmente, venga condannata l’assurda dittatura cinese, autrice di continue azioni feroci e violente! ”.


17 giugno 2008

ADESIVI IDENTITARI DALLA SARDEGNA!




5 aprile 2008

Tibet: altre vittime tra i manifestanti

Tratto dal Corriere.it

PECHINO - Mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy pone tre «condizioni» alla Cina per partecipare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi l'8 agosto a Pechino, sono tra otto e quindici, a seconda delle fonti, i manifestanti uccisi dalla polizia giovedì sera a Kardze nella provincia cinese del Sichuan. I feriti sono decine. Le forze dell'ordine avrebbero sparato sulla folla per disperdere le proteste dei tibetani. L'agenzia ufficiale Nuova Cina venerdì aveva dato la notizia della rivolta nel Sichuan, parlando di un funzionario cinese rimasto ferito e di alcuni «spari di avvertimento» per bloccare gli scontri. Radio Free Asia (emittente finanziata dagli Stati Uniti) invece sostiene che la polizia ha sparato su diverse centinaia di persone, sia monaci che laici tibetani, che dimostravano per chiedere il rilascio dei dei monaci del monastero di Tongkor. Il gruppo con base a Londra International Campaign for Tibet afferma che le vittime sono state otto.

SUICIDI - Il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (con base in India) ha reso noto inoltre che due monaci che si sono suicidati per protesta lo scorso mese nel distretto di Abe, sempre in Sichuan, provincia che confina a sud-ovest con il Tibet. Il monaco Lobsang Jinpa, del monastero di Aba Kirti si è ucciso il 27 marzo lasciando il biglietto con scritto «Non voglio vivere nemmeno un minuto sotto l'oppressione cinese». Un secondo monaco di nome Legstok, 75 anni, si è suicidato il 30 marzo nel monastero di Aba Gomang dicendo «di non poter più sopportare l'oppressione».

SARKOZY - In un'intervista a Le Monde, il segretario di Stato francese ai Diritti umani, Rama Yade, ha dichiarato che il presidente Sarkozy pone tre condizioni alla Cina per la sua presenza a Pechino il prossimo 8 agosto alla cerimonia di apertura dei Giochi: dialogo tra le autorità cinesi e il Dalai Lama, stop alle violenze contro la popolazione in Tibet e la liberazione dei prigionieri politici, piena luce su quanto è avvenuto a Lhasa.


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20 marzo 2008

Alemanno sul Tibet



 
http://www.youtube.com/watch?v=dyGooiwZ5ec


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19 marzo 2008

Parte anche a Cagliari la raccolta firme promossa da Alemanno contro le Olimpiadi in Cina

L’ Associazione Fronte Identitario in collaborazione con i Circoli Nuova Italia, promossi dall’ex Ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, hanno organizzato per domani Giovedì 20 e Venerdì 21 Marzo 2008 dalle ore 18:30 alle 20:30, presso la via Dante, lato Coin, la campagna nazionale per chiedere il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino 2008 e dei prodotti Made in China.

“Raccoglieremo le firme per chiedere al prossimo Governo italiano una decisa iniziativa diplomatica - anche sotto l'egida dell'Unione Europea - nei confronti del Governo Cinese, perché cessi qualsiasi violazione dei diritti umani e qualsiasi forma di repressione nei confronti del popolo Tibetano, rispettandone il diritto all'autodeterminazione, le tradizioni ed il culto.”, affermano nella nota Andrea Ledda e Simone Spiga, promotore dei Circoli Nuova Italia a Cagliari.

“crediamo sia il momento per ritirare la partecipazione della delegazione Italiana ai Giochi Olimpici di Pechino 2008 e promuovere analoghe iniziative e decisioni di tutti gli altri paesi dell'Unione Europea”…”ricordiamo che le Olimpiadi da sempre rappresentano un'occasione per riaffermare l'universale valenza dei diritti umani ed impedire la violazione dei diritti democratici, oltre che un momento celebrativo della fratellanza tra i popoli tant'è che storicamente, durante i Giochi, venivano interrotte tutte le guerre “, incalzano nella nota i due esponenti della Destra Sociale.

“L’iniziativa voluta da Gianni Alemanno ha visto l’adesione di decine di migliaia di persone e proseguirà nelle settimane prossime attraverso altre mobilitazioni di piazza”…”per concludere non condividiamo la scelta del Popolo delle Libertà di non esprimersi con una posizione chiara e netta e valutiamo questo fatto come la mancanza di una reale politica internazionale capace di incidere sui numerosi conflitti internazionali”, conclude Simone Spiga.


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17 marzo 2008

TIBET: ALEMANNO, CONTRO REPRESSIONE CINESE METTERE IN DISCUSSIONE ANCHE OLIMPIADE

"Sapevamo che l'identità del Tibet era come un fuoco che covava sotto le ceneri, oggi questa identità sta divampando come un fuoco, nonostante la repressione e la strategia del silenzio attuata dal regime cinese".
E' quanto dichiara in una nota il deputato di An, Gianni Alemanno.
"Anche quando il Dalai Lama è venuto un Italia, le Istituzioni italiane, governate dal centrosinistra, hanno ceduto al ricatto del regime cinese per non dare rilevanza all'evento. Adesso l'occidente sia solidale senza omissioni e se la repressione continua si abbia il coraggio di mettere in discussione anche le Olimpiadi a Pechino".


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7 agosto 2007

CINA: RAMPELLI (AN), ITALIA DISERTI L'APPUNTAMENTO OLIMPICO =

 Roma, 7 ago. - (Adnkronos) - "Mandare i nostri atleti in Cina non e' obbligatorio. Anzi, a queste condizioni e' auspicabile che l'Italia diserti l'appuntamento olimpico. Qualcuno ha avvisato gli azzurri che non potranno collegarsi a internet, pena l'arresto, e che le loro telefonate saranno filtrate dal regime? Qualcuno li ha forse avvisati che tra un anno esatto andranno in scena le Olimpiadi della repressione liberticida e non quelle della competizione sportiva? In spregio al barone de Coubertin a Pechino non sara' importante partecipare, ma sopravvivere". Lo afferma, in una nota, il deputato di Alleanza nazionale, ex atleta azzurro di nuoto, Fabio Rampelli.

"Disgusta - aggiunge Rampelli - constatare il silenzio complice delle diplomazie occidentali, che avranno sempre tempo per battersi il petto come accadde con i paesi dell'Europa dell'est, che avevano scommesso sulla democratizzazione della Cina proprio in virtu' dell'assegnazione dei Giochi. Invece sta accadendo l'esatto opposto.
Cio' che e' successo ieri in seguito alla pacifica manifestazione degli attivisti di 'Reporters sans frontiere's', con il fermo di dieci giornalisti 'rei' di aver denunciato la negazione dei diritti politici e sociali in Cina, non puo' passare sotto silenzio".

"I giornalisti gia' aggrediti per l'evento - prosegue Rampelli - sono ventimila. Cosa accadra' se qualcuno di loro denuncera', durante i Giochi, simili nefandezze? Preoccupa anche il silenzio del ministro Melandri. Dopo aver perso la candidatura italiana per gli europei di calcio e quella di Roma per le Olimpiadi del 2016, il suo e' un ministero vacante e che non serve a nulla. Il nostro governo - conclude - pretenda almeno una sorta di 'armistizio' per tutta la durata dei Giochi. Pretenda che sia garantita la liberta' di pensiero ai nostri giornalisti e a chi seguira' l'evento da semplice tifoso. Il riconoscimento dei diritti umani-conclude l'esponente di An- viene prima, molto prima, dell'illusionistico carrozzone che stanno allestendo a Pechino".


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