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Diario


11 marzo 2010

Tibet/ Dalai Lama: La Cina vuole annientare il Buddismo

  In occasione del 51esimo anniversario della rivolta del 10 marzo 1959 contro la presenza cinese in Tibet, il Dalai Lama ha accusato le autorità cinesi di voler "sradicare il Buddismo" dal Tibet. In particolare il capo spirituale dei tibetani ha accusato Pechino di condurre una campagna di "ri-educazione patriottica" nei monasteri. "Riducono i monaci e le monache a vivere in condizioni simili alla prigionia, privandoli della possibilità di studiare e di praticare in pace", ha affermato prima di aggiungere: "Così stando le cose, i monasteri possono essere equiparati a dei musei, concepiti per annientare deliberatamente il Buddismo". "Che il governo cinese lo riconosca o meno, vi è un grave problema in Tibet, evidenziato come tutti sanno, dalla presenza nel Paese di una ingente forza militare", ha aggiunto ancora il Dalai Lama nel suo tradizionale discorso che rivolge ogni anno ai tibetani, in occasione dell'anniversario della pacifica insurrezione del popolo tibetano contro la repressione comunista cinese del '59. Il Dalai Lama, in esilio in India dal '59, ha ribadito nel discorso la sua posizione a favore di una forma di autonomia del Tibet che permetta alla popolazione di praticare liberamente la loro cultura, la loro lingua e la loro religione mentre Pechino continua ad accusarlo di lottare per l'indipendenza. "Sebbene io abbia chiaramente formulato le aspirazioni dei tibetani, in accordo con la costituzione della Repubblica Popolare cinese e la legislazione sull'autonomia regionale, non ho ottenuto alcun risultato concreto", ha detto il leader tibetano che ha aggiunto: "A giudicare dall'atteggiamento dell'attuale leadership cinese, vi sono poche speranze che si possa arrivare ad un risultato in tempi brevi. Ciononostante, la nostra convinzione di proseguire nel processo di dialogo resta invariata".


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10 marzo 2009

Tibet: Camera, fra i banchi del Pdl spunta la bandiera

Alcuni deputati del Pdl hanno messo sui loro banchi una bandiera del Tibet durante le dichiarazioni di voto in aula sulla mozione per le iniziative a tutela dei diritti umani. Accanto alla bandiera c'erano, fra gli altri, i deputati Carlo Ciccioli e Lucio Barami. Immediato l'intervento dei commessi: mentre Fabio Evangelisti dell'Idv continuava tranquillamente a parlare, gli assistenti parlamentari hanno preso la bandiera e l'hanno ritirata. Non è stata registrata alcuna protesta.


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19 agosto 2008

Arriva in Gallura la protesta dei monaci tibetani

Tratto da L'Unione Sarda

A Telti è in fase di realizzazione un centro spirituale e umanitario che, secondo le intenzioni della promotrice Lalla Meregaglia, potrebbe rappresentare il primo dell'Isola


Quattro monaci buddisti tibetani sono arrivati oggi a Telti accolti dal sindaco, Matteo Sanna, e dal deputato di An, Bruno Murgia. Scopo della visita quello di diffondere anche in Gallura il pensiero del Dalai Lama e raccogliere fondi per la costruzione di rifugi-dormitori. I monaci tibetani hanno donato all'amministrazione comunale un mandala, un quadro realizzato con sabbia colorata che riproduce il cerchio l'universo, l'opera verrà donata e distrutta domani alle 16, "perché - hanno spiegato i monaci - non ci si deve attaccare alle cose". Ad accompagnare i monaci in Gallura Lalla Meregaglia, milanese, che ha deciso di costruire a Telti un centro spirituale e umanitario, attualmente in fase di realizzazione. "Telti vuole dare la sua solidarietà al popolo dei monaci tibetani per aiutarli a raccogliere fondi per costruire i dormitori, speriamo che questo rapporto di collaborazione si possa diffondere anche in altri paesi della Sardegna".


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6 agosto 2008

Iniziative in concomitanza con l’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino

Proseguono le mobilitazioni in vista dell’Inaugurazione delle Olimpiadi a Pechino e l’aggregatore www.identitario.org prosegue le sue iniziative nazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica, gli atleti e i governanti a sostenere azioni di protesta contro le Olimpiadi a Pechino.

“Con la conclusione della raccolta di firme che sono nella città di Cagliari ha visto l’adesione di oltre 3500 persone, dopo la presentazione della Mozione per chiedere al Comune di Cagliari il conferimento al Dalai Lama della Cittadinanza Onoraria, promossa da Simone Spiga e sostenuta da esponenti di tutti gli schieramenti politici, ieri anche il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni ha chiesto un segnale chiaro di difesa del popolo tibetano”, affermano nella nota gli esponenti dell’Associazione Fronte Identitario.

“Dopo molte battaglie civili combattute negli anni per la difesa della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli, ci troviamo all’interno di un passaggio storico di particolare significato , infatti oggi l’attenzione del mondo è concentrata sulle Olimpiadi in Cina, i governi nazionali e le istituzioni europee hanno lungamente dibattuto sull’opportunità di partecipare alla cerimonia inaugurale”, prosegue la nota di Simone Spiga, Dirigente Nazionale di Azione Giovani.

“Cagliari si sta dimostrando sensibile, ma proprio ora non intendiamo abbassare il livello della protesta, migliaia di adesivi e di volantini sono in distribuzione in queste settimane”…”oggi fino al giorno dell’inaugurazione saremo nelle piazze di Cagliari con volantinaggi e megafonaggio per ricordare la tragedia del popolo tibetano e di altre minoranze in Cina”, conclude Spiga.


29 luglio 2008

In Tibet la repressione continua

 

Tratto dal Corriere della Sera


LHASA — «Shhhh. Non posso parlare. Please don't talk here. Too much police», sussurra in un inglese titubante il monaco incontrato lungo il dedalo di corridoi scuri e perlinati in legno affrescato nell'antico monastero di Sera. In effetti il luogo pullula di poliziotti e agenti in borghese allarmati dall'arrivo della delegazione di giornalisti invitata in Tibet grazie alla cooperazione tra governo di Pechino e Fondazione Italia-Cina. Ti seguono meticolosi e lanciano occhiate di fuoco a chiunque si avvicini non autorizzato. L'unico modo per cercare di comunicare con i tibetani è lasciarli giocare a rimpiattino con gli agenti. «Ecco, questo è il mio indirizzo email», dice uno che non sembra ancora ventenne passando repentino un bigliettino stropicciato. «La prego, non faccia mai il mio nome, perché tanti di noi vengono presi, e non si sa più nulla di loro. Ci arrestano, ci picchiano, se ci prendono di notte possiamo essere anche fucilati sul posto. Ho paura», spiega rapido.

La sera, davanti al computer, i messaggi al mondo dal Tibet sotto il tallone della repressione preventiva cinese in vista delle Olimpiadi di Pechino raccontano un universo assolutamente differente da quello spiegato dai portavoce ufficiali. «Nelle ultime settimane sono arrivati migliaia di nuovi poliziotti di rinforzo. Talvolta in una sola strada abbiamo contato oltre venti camionette militari. I nostri movimenti sono impediti al massimo, specie dal tramonto all'alba, chi esce dai monasteri senza permesso viene certamente arrestato. Ma i peggiori sono gli agenti in borghese. Stazionano dovunque e sono i più cattivi», si legge nell'email del 14 luglio. In quella di tre giorni prima viene specificato che i morti durante gli incidenti del 14 marzo sono stati «almeno 180» e i tibetani in carcere, molti di loro monaci, «restano centinaia». Con un particolare curioso: «In genere per la strada quelli in piedi sono i poliziotti regolari.

Ma gli uomini seduti sono gli agenti in borghese che danno gli ordini». E qualche nota di vita quotidiana: «Negli ultimi tempi i poliziotti si sono insediati in modo permanente nei monasteri. Così la situazione è un poco migliorata per i monaci di Sera, Jokhang e nel tempio di Ramosh, dove almeno ci si può muovere, anche se le lezioni per gli studenti sono state rinviate a dopo le Olimpiadi. Però quello di Drepung è totalmente isolato». Vedere per credere. Basta un quarto d'ora di taxi dal centro di Lhasa per raggiungere il villaggio ai piedi del ripido anfiteatro montagnoso che fa da corona a Drepung. Qui a marzo si trovava uno dei centri dirigenti più attivi della rivolta. E per diverse settimane era stato totalmente isolato dall'esercito.

Ma ora i cinesi si sentono molto più tranquilli. Non si vedono posti di blocco sulle strade. Invece la situazione cambia completamente una volta nel villaggio: ogni via di accesso ai palazzi bianchi del monastero antichi oltre 6 secoli che puntellano i fianchi della montagna è stata sistematicamente transennata, i militari hanno steso una fitta rete di fili spinati tutto attorno, oltre a garitte, ombrelloni colorati per le sentinelle dei turni sotto il sole, tende dotate di riflettori per la notte. «Oltre non si può andare. È coprifuoco da 4 mesi», dice rassegnato un gruppo di anziani contadini, che ogni giorno si reca a pregare nei pressi di un gigantesco masso di granito a circa 500 metri in linea d'aria dal monastero silenzioso. Si prostrano verso quelle mura antiche, sventolano gli scialli votivi nel vento lasciando che le loro preghiere salgano al cielo, un po' come qualche fedele fa ancora nel centro di Lhasa a venerare le vestigia diventate museo del palazzo di Potala, abbandonato dal Dalai Lama e il suo seguito sin dal lontano 1959. «Secondo le nostre informazioni, dei circa 1.000 monaci che stavano a Drepung, 500 furono arrestati subito, 300 liberati in seguito, gli altri mancano tutt'ora all'appello», sostiene un monaco che farfuglia veloce qualche parola in inglese, ripete la sua «fedeltà assoluta» al Dalai Lama, e pure, dopo una manciata di secondi, se ne fugge in una delle case protette da alte mura di pietra nella parte bassa del villaggio. «Peccato!», vien da pensare guardando da lontano, evitando di attirare l'attenzione dei militari, questo paesaggio da favola che proprio in questi giorni avrebbe potuto essere letteralmente invaso dai turisti è invece rimasto vuoto.

«I cinesi sono talmente ossessionati dal problema Tibet e dall'incubo sicurezza, che stanno rovinandosi la grande occasione offerta dalle Olimpiadi», osservano tra i circoli diplomatici europei a Pechino. Gli alberghi si erano preparati al tutto esaurito, ma ancora questa settimana erano fermi al 30 per cento delle presenze. Ristoranti di lusso semivuoti, taxisti con le mani in mano. Un Paese oggettivamente in piena crescita economica. Infrastrutture da grido. Senza scomodare gli impressionati successi della recente ricostruzione di Pechino, vien naturale osservare che aeroporti minori come quelli di Zhongdian, Xining, Kunming, Chengdu e il mitico Shangri-La, alle porte della regione autonoma del Tibet, sono molto più efficienti e funzionali di quelli di tante metropoli europee. La ferrovia che dal 2006 collega il Paese con Lhasa — e negli ultimi 2.300 chilometri viaggia in 26 ore su di un plateau compreso tra i 4.000 e 5.200 metri d'altezza — procede con una puntualità impressionante. Il nostro convoglio di 14 vagoni (i passeggeri erano quasi tutti cinesi Han) è arrivato nella capitale tibetana con 4 minuti d'anticipo.

Eppure è come se la società civile cinese sia andata più veloce di quella degli apparati dello Stato. «A cosa serve sventolare al mondo la Cina delle Olimpiadi, se poi ambasciate e consolati all'estero concedono i visti con il contagocce?», protestano gli operatori turistici stranieri. Il Museo d'arte contemporanea di Pechino espone opere di critica al regime e al nuovo «consumismo capitalista di Stato», come se la repressione seguita alle rivolte di piazza Tienanmen nel 1989 non fosse mai esistita. Ma il Tibet testimonia una realtà molto più triste. «Quella maledetta ferrovia serve solo ai cinesi per venirci a colonizzare. Loro sono facilitati dagli incentivi offerti dal governo centrale e ci rubano il lavoro», sostiene Tayang, una 23enne impiegata in un negozio di tappeti e artigianato tibetani nel centro di Lhasa. E aggiunge bellicosa, mostrando poco lontano le tre saracinesche ancora danneggiate dello «Top Peak Artwork Center», un negozio di proprietà cinese vandalizzato il 14 marzo: «Se va avanti così, ci sarà presto un'altra ribellione. È inevitabile, vogliamo il nostro Stato indipendente guidato dal Dalai Lama».


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16 luglio 2008

Spiga (An): Prosegue la mobilitazione contro le Olimpiadi in Cina

In segno di solidarietà con il popolo tibetano prosegue la mobilitazione internazionale di decine di associazioni, movimenti, partiti contro le Olimpiadi in programma a Pechino e per rilanciare con forza la necessità di dare una Patria alle popolazioni del Tibet occupate da decenni.

“Dal portale Identitario.org ad Azione Giovani, Organizzazione Giovanile di An, molte sono state e saranno le iniziative anche in Sardegna per solidarizzare con il Dalai Lama e con tutto il popolo tibetano”…”chiediamo ancora una volta che l’Unione Europea e il Governo Italiano non partecipino alla cerimonia inaugurale attraverso la stampa di opuscoli, volantini e adesivi, tutto materiale utile per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda”, afferma Simone Spiga, Dirigente Nazionale di Azione Giovani e Consigliere della Circoscrizione n°4 di Cagliari.

“Chiediamo ai cittadini sardi un segnale forte di sostegno al Tibet, anche attraverso il sostegno dell’iniziativa promossa dall’Associazione Italia-Tibet che chiede l’esposizione alle finestre di casa della bandiera italiana o tibetano che potrà essere richiesta direttamente all’Associazione all’indirizzo info@italiatibet.org o altrimenti all’indirizzo identitario@hotmail.it”, prosegue Spiga.

“Nella giornata di ieri è stata presentata durante il Consiglio della Circoscrizione n°4 una mozione per chiedere che il Comune di Cagliari conferisca a Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama la Cittadinanza Onoraria di Cagliari ai sensi dell’Art.5 dello Statuto del Comune di Cagliari, la Mozione del quale sono il primo firmatario, è stata sottoscritta da una decina di Consiglieri della maggioranza e della minoranza”, “Vogliamo con questa mozione dare un riconoscimento concreto alle battaglie di civiltà del Dalai Lama, che il 10 Dicembre del 1989 ottenne dall’Accademia di Stoccolma il Premio Nobel per la Pace”, prosegue la nota di Spiga.

"Chiediamo che il Gruppo di An in Consiglio Comunale faccia sua la nostra Mozione e interpreti la nostra richiesta di dare un segno forte, infatti tutti dobbiamo ricordare l’impegno del Dalai Lama per trovare soluzioni pacifiche per il suo Tibet e per aver diffuso il principio di riaffermazione dei diritti umani e della pacificazione fra i popoli”, conclude Simone Spiga.

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Si allega la Mozione presentata:

"Il Consiglio della Circoscrizione n°4,

PREMESSO CHE

- Tenzin Gyatso, nato a Taktser (Tibet) il 6 luglio 1935, XIV Dalai Lama del Tibet, è la principale autorità politica e religiosa del Popolo Tibetano;


- all'età di due anni è stato riconosciuto come reincarnazione del XIII Dalai Lama, a sei ha iniziato il suo iter di studi monastici, a 25 ha conseguito il titolo di Geshe Lharampa che corrisponde ad una laurea in filosofia buddhista;


- il 17 novembre 1950 ha assunto il potere politico ma nel 1959, a seguito dell'invasione cinese del Tibet, è stato costretto a riparare in India, dove ha ottenuto asilo politico e vive tuttora, a Dharamsala, che è anche la sede del Governo Tibetano in esilio. Nel 1963 ha promulgato una Costituzione democratica, basata sui principi del Buddhismo e ispirata alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani;


- il 10 dicembre 1989 Tenzin Gyatso ha ricevuto dall'Accademia di Stoccolma il Premio Nobel per la Pace;

SOTTOLINEANDO

il suo impegno a livello internazionale per trovare una soluzione pacifica per il suo Tibet e per aver diffuso il principio della riaffermazione dei diritti umani e della pacificazione fra i popoli;

AI SENSI

dell'articolo 5 dello Statuto del Comune di Cagliari

CHIEDE AL CONSIGLIO COMUNALE DI CAGLIARI DI

Conferire la Cittadinanza Onoraria a Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama."


25 giugno 2008

PROSEGUE LA MOBILITAZIONE DELLA GIOVANE DESTRA IDENTITARIA CONTRO LE OLIMPIADI IN CINA!

In segno di solidarietà con il popolo tibetano, vittima di sanguinose repressioni da parte del regime cinese, prosegue la mobilitazione internazionale di decine di associazioni, movimenti e  partiti politici, contro le Olimpiadi in programma per quest’estate a Pechino, e per rilanciare con forza la necessità di dare una vera Patria alle popolazioni del Tibet, occupate da decenni.

“Nei giorni scorsi Azione Giovani (www.azionegiovani.org) ha promosso, in decine di città italiane, le “Olimpiadi della Solidarietà” per il popolo tibetano; - affermano in una nota congiunta Alessandro Amorose, componente dell’Esecutivo Nazionale di Azione Giovani e Simone Spiga e Daniele Caroleo, entrambi Dirigenti Nazionali di questa organizzazione -  oggi la mobilitazione nazionale continua, più incessante che mai, per chiedere che l’Unione Europea e il Governo Italiano non partecipino alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. In merito a tale iniziativa, la Giovane Destra Identitaria, in collaborazione con la redazione di Identitario.org  ha avviato la stampa di migliaia di opuscoli, volantini e adesivi atti a sensibilizzare l’opinione pubblica su questa vicenda!”.
Il materiale realizzato è facilmente reperibile sul sito www.identitario.org. I componenti della redazione di questo portale sono anche disponibili per eventuali personalizzazioni e modifiche.
“Chiediamo ai cittadini italiani un segnale forte di sostegno al Tibet, -continuano Amorese, Spiga e Caroleo -  anche attraverso il sostegno dell’iniziativa promossa dall’Associazione “Italia-Tibet” (www.italiatibet.org)  che sta invitando ad esporre, dalle finestre delle proprie abitazioni, la bandiera italiana e quella tibetana. Quest’ultima potrà, inoltre, essere richiesta direttamente a questa Associazione, tramite l’indirizzo mail info@italiatibet.org, oppure tramite il contatto mail di Identitario.org, identitario@hotmail.it.”.
 “I prossimi due mesi saranno quindi dedicati ad una campagna capillare.-concludono Amorese, Spiga e Caroleo – Auspichiamo che, proprio in merito ai Giochi Olimpici, da sempre simbolo di fratellanza e di dialogo tra i popoli, venga riaffermata, una volta per tutte, l’universale valenza dei diritti umani,  e, conseguenzialmente, venga condannata l’assurda dittatura cinese, autrice di continue azioni feroci e violente! ”.


17 giugno 2008

ADESIVI IDENTITARI DALLA SARDEGNA!




5 aprile 2008

Tibet: altre vittime tra i manifestanti

Tratto dal Corriere.it

PECHINO - Mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy pone tre «condizioni» alla Cina per partecipare alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi l'8 agosto a Pechino, sono tra otto e quindici, a seconda delle fonti, i manifestanti uccisi dalla polizia giovedì sera a Kardze nella provincia cinese del Sichuan. I feriti sono decine. Le forze dell'ordine avrebbero sparato sulla folla per disperdere le proteste dei tibetani. L'agenzia ufficiale Nuova Cina venerdì aveva dato la notizia della rivolta nel Sichuan, parlando di un funzionario cinese rimasto ferito e di alcuni «spari di avvertimento» per bloccare gli scontri. Radio Free Asia (emittente finanziata dagli Stati Uniti) invece sostiene che la polizia ha sparato su diverse centinaia di persone, sia monaci che laici tibetani, che dimostravano per chiedere il rilascio dei dei monaci del monastero di Tongkor. Il gruppo con base a Londra International Campaign for Tibet afferma che le vittime sono state otto.

SUICIDI - Il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (con base in India) ha reso noto inoltre che due monaci che si sono suicidati per protesta lo scorso mese nel distretto di Abe, sempre in Sichuan, provincia che confina a sud-ovest con il Tibet. Il monaco Lobsang Jinpa, del monastero di Aba Kirti si è ucciso il 27 marzo lasciando il biglietto con scritto «Non voglio vivere nemmeno un minuto sotto l'oppressione cinese». Un secondo monaco di nome Legstok, 75 anni, si è suicidato il 30 marzo nel monastero di Aba Gomang dicendo «di non poter più sopportare l'oppressione».

SARKOZY - In un'intervista a Le Monde, il segretario di Stato francese ai Diritti umani, Rama Yade, ha dichiarato che il presidente Sarkozy pone tre condizioni alla Cina per la sua presenza a Pechino il prossimo 8 agosto alla cerimonia di apertura dei Giochi: dialogo tra le autorità cinesi e il Dalai Lama, stop alle violenze contro la popolazione in Tibet e la liberazione dei prigionieri politici, piena luce su quanto è avvenuto a Lhasa.


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20 marzo 2008

Alemanno sul Tibet



 
http://www.youtube.com/watch?v=dyGooiwZ5ec


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