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«L'industria sarda non vuole morire»

Tratto da L'Unione Sarda

Una seduta straordinaria dedicata alla grande crisi dell'industria prima dell'incontro convocato dal Governo per il 10 luglio a Roma. È l'impegno che la Cisl ha strappato ieri ai capigruppo, di maggioranza e opposizione, incontrati su tavoli separati prima del confronto con la commissione Industria. Arrivati presto da ogni parte dell'isola in via Roma a Cagliari, 400 lavoratori hanno affidato a una delegazione - guidata dal leader del sindacato Mario Medde - il compito di coinvolgere l'assemblea regionale. Con un obiettivo: «L'incontro del 10 luglio deve rappresentare una scadenza decisiva, noi puntiamo a una nuova politica industriale. In caso contrario, lo sciopero generale sarà ineluttabile». Sulle rivendicazioni il fronte sindacale è solido, ma si è diviso sulla manifestazione di ieri. Cgil e Uil preferiscono attendere l'esito del vertice del 10 luglio, la Cisl «tiene la guardia alta», dice Medde. Le richiesteSi parte da un Accordo di programma quadro (Apq) a sostegno delle attività produttive, «ma non può bastare», dice Medde. C'è «l'urgenza inderogabile» delle tariffe agevolate per le industrie energivore, ci sono gli impegni sulla Carbosulcis e l'attuazione, dopo quattro anni, dell'accordo sulla chimica. Nell'Apq per le attività produttive «la priorità spetta al tessile, all'agroalimentare e alla nautica, una proposta che integra quanto previsto», ricorda Medde, «nel documento consegnato dalla Regione a Enrico Letta il 24 luglio 2006 e per nulla attuato». Documento che prevedeva la localizzazione, nell'isola, di imprese di eccellenza. «È su questi temi che dovrà avvenire il confronto con il Governo», sottolinea Giovanni Matta, segretario regionale della Cisl con delega all'industria. «Questi», ribadisce, «sono i temi e non quelli che vuole dettare la presidenza della Regione». I numeriLa Cisl parla di 36 aziende sarde in sofferenza (ed elenca, tra le altre, Carbosulcis, Portovesme, Alcoa, Unilever, Palmera, Legler, Sbs, Cartiera di Arbatax, Scaini), di «12 mila lavoratori che hanno perso il lavoro nell'ultimo anno», di «6 mila lavoratori che, con le loro famiglie, vivono nella precarietà e nell'incertezza». E sono dieci i mesi «trascorsi invano da quando il ministro Pierluigi Bersani ha promesso soluzioni per le industrie energivore». Le reazioni«La Cisl snocciola i numeri senza considerare le cause e, quindi, non è di alcun supporto a una più efficace azione di governo», scrive l'assessore all'Industria Concetta Rau. «Dov'era la Cisl», aggiunge, «quando si adottavano discutibili provvedimenti, per esempio finanziando imprese che si sono rivelate inesistenti o inconsistenti, oppure sostenendo attività mai decollate che generavano solo finte assunzioni?». La replica arriva poco dopo: «La Cisl era in piazza, protestando contro chi - di destra e di sinistra - allora governava». La segreteria regionale dell'Udeur evidenzia in una nota che l'iniziativa della Cisl «conferma l'allarme sociale dilagante già da noi percepito», anche grazie a una politica, «la nostra, non finalizzata a fin troppo banali espedienti per acquisire poltrone». Per Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia ed ex assessore all'Industria, «la Giunta assiste passivamente al lungo elenco di cattive notizie. Il Consiglio assuma un ruolo più attento di indirizzo politico». Luciano Uras, capogruppo di Rifondazione comunista, auspica «il massimo impegno di tutti» e il «pieno coinvolgimento del sindacato tutto». Per il capogruppo di An, Ignazio Aritzzu, «l'impietosa legge dei numeri dimostra il fallimento del centrosinistra sardo e del presidente Soru».

Pubblicato il 27/6/2007 alle 11.13 nella rubrica Diario.

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