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AN/ SABATO ASSEMBLEA,LA PARTITA DI ALEMANNO: REGOLE CHIARE IN PDL

L'approdo finale non è in discussione, il Pdl è la meta di Alleanza nazionale. Ma sul come arrivarci le 'ricette' sono diverse. Il minimo comun denominatore emerso nelle riunioni delle ultime settimane è non cadere nel cono d'ombra, non rimanere schiacciati fra l'attivismo leghista sulle riforme e le battaglie berlusconiane sulla giustizia. Ma chi sempre più di frequente mostra insofferenza per le modalità di avvicinamento al Pdl è l'area che fa capo al sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Sabato c'è l'assemblea nazionale del partito. Un appuntamento nel quale si fisserà una nuova assemblea che avrà il compito di indicare la data del congresso. Alemanno dovrebbe intervenire all'incontro del fine settimana e, secondo chi lo conosce bene, proverà a fissare dei paletti. Nessuna frenata sulla meta, sia chiaro. Il ragionamento del sindaco è che non è possibile costruire un partito, il Pdl, guidati solo dall'obiettivo di dar vita a un soggetto con il 40% dei consensi. Il primo punto da chiarire è però proprio quello 'aritmetico'. Le regole per la costituzione del nuovo soggetto, che emergeranno dalla bozza di statuto, sono al centro delle preoccupazioni di Alemanno.

Il 70% a Forza Italia, il 30% ad An. Questi sono i numeri intorno al quale si giocherà la partita congressuale, la rappresentanza dei due partiti nel nuovo soggetto politico. Ma l'appunto che muove Alemanno è proprio questo: non irrigidirsi su questo schema, serve tenere conto delle differenze territoriali, dei consensi sul territorio, regione per regione, sezione per sezione.

Da qui scaturisce poi il ragionamento sui valori. Alemanno vuole il Pdl, ma il sindaco intende battere proprio su questo tasto, sul bagaglio valoriale che Alleanza nazionale porterà nel Pdl, sulla 'mission' che fino ad ora non è emersa con chiarezza nei primi mesi di governo. Serve uno scatto, insomma, per uscire dal torpore. Non è un caso che proprio Alemanno fu l'unico a mostrare qualche cautela alla vigilia della lista unitaria alle politiche. Chiese "rispetto" per An e i suoi militanti, reclamò un congresso. "Deve essere chiaro - aggiunse - che la parte centrista e quella di destra devono avere pari dignità". Nessuno stop al Pdl, solo volontà di incidere sulle regole e, naturalmente, coagulare una sensibilità all'interno del partito, anzi dei partiti.

Facendo leva, com'è ovvio, sull'incarico che ricopre. Non è infatti un mistero che proprio il sindaco, al netto del necessario rapporto che quotidianamente coltiva con l'esecutivo per far fronte alle necessità della Capitale, gode di maggiore agibilità politica rispetto agli altri colonnelli occupati nell'azione di governo o nell'attività parlamentare.

Pubblicato il 25/7/2008 alle 15.15 nella rubrica Diario.

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